Design for an impact è la filosofia che abbiamo abbracciato in Fightbean. Agiamo nella sottile linea d’ombra tra design, business e tecnologia per portare dei risultati concreti e misurabili con le esperienze che progettiamo. Per farlo usiamo il Design Sprint: un metodo che ci permette, lavorando insieme al team del committente, di prototipare un prodotto digitale in quattro giorni. 
Ecco in breve come funziona: tutti i partecipanti collaborano allo stesso tavolo per co-progettare la soluzione. Un facilitatore guida il gruppo nei vari step e il decisore sceglie il concept da prototipare e testare, dopo aver ascoltato il punto di vista di tutto il team (qui puoi saperne di più sul Design Sprint). 
E poi ci sono anche i post-it e gli snack, per la gioia dei più.

Abbiamo facilitato diversi Sprint, lavorando con aziende più o meno grandi in mercati differenti e ottenendo sempre dei risultati di cui andare fieri.
Ma la perfezione è sempre un passo più avanti, per questo qualche settimana fa abbiamo afferrato l’opportunità di partecipare ad un workshop tenuto da Jake Knappil designer ideatore del metodo e autore di Sprint.

Si è rivelata un’occasione estremamente utile per fare qualche domanda al padre dello Sprint e affinare il nostro approccio (e soprattutto farci autografare la nostra ormai usurata copia del libro).

Siamo tornati a casa ispirati e lieti di aver trovato in Jake una persona straordinaria: umile, gentile e alta. Molto alta.

Ecco in pillole 5 cose che abbiamo imparato per rendere uno Sprint ancora più efficace:

#1 Go big or go home 🏗

Il Design Sprint funziona meglio se il decisore accetta il fatto di dover fare una scommessa. Compito del facilitatore è incoraggiarlo a scegliere prima il target, poi gli obiettivi, e infine il concept, con ambizione. Bisogna puntare sulla soluzione che pensiamo possa funzionare su un orizzonte di medio/lungo periodo.

#2 Leadership is about empathy 💆‍

Un buon facilitatore deve stabilire in modo chiaro cosa ci si può aspettare dai giorni di Sprint. È un delicato equilibrio tra evocare cosa potrebbe andare male (poco tempo, ansia, etc.) e rassicurare il team che tutto sta procedendo per il meglio. Intorno al tavolo ci sono persone che hanno investito il proprio tempo e che si sono messe in gioco uscendo fuori dalla loro routine: non diamolo per scontato e cerchiamo di farle sentire sempre a proprio agio.

#3 Hold the vision, adapt the process 🧠

Il metodo del Design Sprint è una ricetta utile per ottenere dei risultati tangibili in un tempo ristretto. Non si tratta di comandamenti scolpiti nella pietra. Jake stesso ha modificato alcuni passaggi dopo la pubblicazione del libro, e AJ&Smart, studio di Berlino tra gli early adopter di questo approccio, ha reinterpretato degli step per adattarli ad uno scenario agenzia-cliente. 
A seconda delle necessità e del contesto in cui ci si trova, è fondamentale essere flessibili.

#4 Celebrate the small wins 🙌

Dare il 5 ai propri compagni di team potrebbe apparire un modo un po’ naif e troppo americano di rompere il ghiaccio, ma farlo ripetutamente alla fine di ogni step ci ha aiutato a valorizzare i progressi fatti e a legare con gli altri partecipanti.

#5 Music makes the people come together 🕺

Ok, sembra banale, ma la musica cambia il modo di vivere lo sprint. Può riempire i momenti in cui il team sta producendo idee e colmare un silenzio che sarebbe altrimenti imbarazzante. 
Può anche sottolineare i momenti topici: un Blue rondò a la turk è perfetto per accompagnare il cardiopalma che contraddistingue l’esercizio dei Crazy 8’s (per generare 8 idee in 8 minuti); 2001 Odissea nello spazio può suggellare con il giusto pathos il voto finale del decisore.

Dopo questa giornata intensa di workshop abbiamo avuto ancora una volta la conferma che nel Design Sprint, prima della metodologia, prima dei risultati, prima delle idee, contano le persone. 
I 5 pro-tips che abbiamo condiviso con voi sono utili per questo: instaurare una dimensione di ascolto e di collaborazione tra i partecipanti allo Sprint.
È lì la rivoluzione: quando lo stesso team, al lavoro sullo stesso progetto, in soli 4 giorni abbraccia un nuovo modo di lavorare e arriva alla soluzione che cercava.